Lampedusa: 3 video

Stiamo parlando tanto, e a ragione, di Lampedusa ultimamente. Il Mediterraneo è in rivolta e l’Italia è al centro dell’ondata migratoria che solo timidamente sta cominciando a propagarsi.

Lampedusa è, suo malgrado, l’avamposto europeo che rischia di essere investito da uno tsunami sociale senza precedenti. Quelle che abbiamo testimoniato ultimamente sono solo le prime onde.

Lampedusa, lo abbiamo detto e lo abbiamo mostrato, ha le spalle larghe. Come le ha tutta l’Italia e, lo speriamo, l’Europa intera. Ciascuno di noi dovrà fare la propria parte, nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, nei prossimi anni. Vuoi attraverso racconti ed informazione chiara e neutra, vuoi attraverso solidarietà concreta nei confronti di chi abbandona la propria terra per cercare una vita migliore.

Raccogliamo qui, adesso, tre diversi video che raccontano, ciascuno a modo suo, quello che sta accadendo e, più in generale, il tema dell’immigrazione dai Paesi limitrofi.

Il primo, di Diego Bianchi (Tolleranza Zoro) affronta il tema con un’apparente leggerezza ma coglie nel centro e riesce, secondo noi, a raccontare la situazione Lampedusana con intelligenza e senza banalità (peraltro, forse lo vedrete, S4C è presente in qualche modo….)

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Il secondo, invece, è tratto da un film documentario, Vite in Attesa (di cui è autore Alessio Genovese, un membro di S4C) per il quale è aperta la possibilità di diventare coproduttore (cliccate qui per saperne di più)

Vite in attesa è un film documentario che affronta la realtà delle migrazioni contemporanee nel Mediterraneo. Partendo dal territorio della provincia di Trapani, in Sicilia, si è scelto di raccontare il passaggio da terra di emigrazione a terra di immigrazione che sta coinvolgendo l’intero sud Europa.
Il perdurare della crisi economica, l’intensificarsi degli arrivi di migranti dall’Africa e l’inasprimento delle leggi sull’immigrazione sono i principali fattori che stanno contribuendo al lento processo di trasformazione di questo territorio.

Fino a non molto tempo fa i migranti passavano semplicemente da Trapani con l’intenzione di proseguire il viaggio verso il Nord oggi, invece, la maggior parte di quelli che arrivano in città decidono di restare. Difronte all’incertezza di un nuovo viaggio molti scelgono di costruire il loro futuro qui. Nel Sud abbandonato dai giovani siciliani la presenza degli immigrati rappresenta una chance di ripresa economia e culturale.

Restano da raccontare una quotidianità di sacrifici e ristrettezze, i problemi nell’apprendimento della lingua, l’integrazione con il luogo, il sogno di una vita migliore, le difficoltà burocratiche per i permessi di soggiorno, il lavoro in nero, le case dormitorio, l’incubo del reato di clandestinità che incombe su tutti gli immigrati, regolari e non. Sono storie di ordinaria migrazione dimenticata o manipolata dal linguaggio dei media e che meritano di più per il semplice fatto che sono storie di uomini e donne che vivono qui con noi, adesso. [per saperne di più]

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(E’ interessante il progetto PDB, Produzioni dal basso , attraverso il quale si cerca di finanziare il film in questione. E’ una piattaforma internet indipendente, orizzontale e gratuita, il cui scopo è quello di offrire uno spazio a tutti coloro che vogliono proporre il proprio progetto attraverso il sistema delle produzioni dal basso. Per sistema delle produzioni dal basso si intende il metodo di raccolta fondi e finanziamenti attraverso una sottoscrizione popolare per la realizzazione di un progetto. In questo modo chi propone un progetto può quindi farsi una idea dell’interesse potenziale che può attirare la sua proposta e può coprire le spese per la produzione.)

L’ultimo video lo conoscete già, ma ha senso collocarlo qui. E’ il nostro punto di vista su quello che è successo qualche giorno fa a Lampedusa

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Non ci fermiamo qui. Abbiamo raccontato Lampedusa e continueremo a farlo. Abbiamo raccontato Tunisi a un mese dalla Rivoluzione. Siamo in contatto con i nostri amici egiziani al Cairo e con altri in Libia. E’ un momento epocale e lo racconteremo.

Purtroppo non abbiamo mezzi per farlo in maniera costante, S4C è un rete no profit di volontari, ma sono certo che in tanti ci aiuteranno a fornire un’informazione sempre neutra, puntuale e, soprattutto, equa.

Antonio Amendola




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