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Il Club Itaca: incontri veri che vale la pena di vivere

“Tieni Itaca sempre nella tua mente; raggiungerla sarà la tua meta…” C. Kavafis

 

(una storia di Agata Katia Lo Coco/S4C)

Nell'ambito della fotografia sociale, nello spirito di Shoot4Change e della necessità di raccontare piccole storie, molto significative, incontro il Progetto Itaca di Roma. Un mattino di settembre, dalla stazione metro Anagnina, vado alla volta del Club Itaca, in via Terminillo, 3 (zona Piazza Sempione).

Ho telefonato qualche giorno prima, i ragazzi presenti nella struttura, volontari e soci (così sono chiamati), mi stanno aspettando. Con la mia fedele macchina fotografica, entrambe emozionate, viaggiamo immaginando come sarà incontrarli. Arrivata alla sede, al cancello di ingresso, una bella targa di legno inciso mi da il benvenuto. Da fuori, intravedo un ulivo, un giardino colorato, delle buganvillee. Ad aprirmi è Eleonora, una delle volontarie, che mi accompagna per i luoghi della struttura e mi presenta ai soci del Club, al Direttore, Guido Valentini.

La “Clubhouse” è fatta di spazi condivisi e di persone. Lo staff, di soci e volontari, lavora insieme. Tutti contribuiscono all’organizzazione delle attività, ci sono turni per la preparazione del pranzo, per fare la spesa, per curare l’orto. Ciascuno valorizza i propri punti di forza, è aiutato nel percorso di consapevolezza del sè, del proprio coraggio, della forza per integrarsi, affermarsi, condividere con amici.

Penso che non tirerò fuori la mia macchina, eppure sanno che sono una fotografa e che sono lì per fotografare/li. Ho bisogno anch’io di sentirmi a mio agio.

Sono premurosi nel condurmi nel loro micro mondo, nella maniera più naturale e familiare.

Parliamo, ci guardiamo negli occhi senza mediazioni, prendiamo un caffè buonissimo, mi invitano a pranzare con loro. Oggi c’è un evento. E’ il compleanno di Emanuele, bisogna festeggiare tutti insieme! La loro allegria mi coinvolge, i loro sorrisi sono caldi e gioiosi: è festa, “per la mente con il cuore”! (sintesi visiva perfetta, nel gesto di Emanuele, che con l’ultima fotografia, a colori, chiude il racconto).

“Allora, queste foto, Agata, quando le fai?” Le ho fatte, infine.

In verità, le fotografie di quell’incontro parlano meglio delle mie parole. L’intensità dei loro sguardi, la gioia, la concentrazione, le emozioni, non avrei potuto renderli altrimenti. La giornata in loro compagnia è volata. Ho seguito le riunioni organizzative, ho respirato gli odori del pranzo in cucina, ho ascoltato un performance musicale che hanno fatto per me, Eleonora e Davide, ho letto il “Sestante”: la rivista interna al Club, da loro realizzata.

Gli ospiti del club non sono pazienti, sono soci, sono a lavoro, come i volontari, in un contesto sociale di casa e amicizia, in libera autonomia espressiva, con la serietà che questo comporta. Sono tornata a Club Itaca, dopo qualche mese, alcuni di loro non c’erano più, altri nuovi soci erano lì a darmi il benvenuto, ancora una volta.

Questi sono incontri veri, che vale la pena di vivere, che ti danno più di quanto tu possa dare. Fossi in voi, una visita al Club Itaca Roma la farei.

Agata Katia Lo Coco

 

PROGETTO ITACA ROMA

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