Morire per un bracere. Ancora

[english excerpt: yesterday, in Rome,  a fire killed 4 kids in a gipsy camp in the outskirts of the city. As quickly as the fire, a discussion ignited about the nomads camp and their conditions. It seems that our eyes open only when Death visits the camps and take its (easy) toll. Shoot4Change was already investigating the situation of these kind of camp with a reportage of Vincenzo Lupo in Palermo (Sicily). He shot a reportage in black and white in 1992 and we decided to go back in that very same camp after almost 20 years. He did a few days agao and we were going on with the story. But we decided to publish it right away because of what happened yesterday in Rome. After 20 years…things do not change…. ]

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Purtroppo la cronaca, a volte, dimostra un senso dell’umorismo molto macabro.

Da qualche giorno stavamo affrontando il tema della situazione dei campi nomadi in Italia, attraverso un’indagine portata avanti da Vincenzo Lupo per S4C a Palermo. E ieri, la sciagurata notizia della morta di quei poveri bambini in un campo rom a Roma.

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Per un incendio causato da un bracere usato per riscaldarsi. Vi rendete conto? Un bracere per riscaldarli…li ha uccisi.

Vincenzo Lupo aveva fotografato un campo nomadi a Palermo nel 1992. I suoi scatti (raccolti in una gallery estremamente sintetic) raccontano la “solita” vita di un campo nomadi.

Allora, in quel campo, vivevano circa 600 persone stipate in delle roulotte fornite dal comune, in condizioni davvero critiche, soprattutto perché non vi erano servizi igienici adeguati.

Sempre in quel periodo, un incendio divampato in una roulotte, ha causato il ferimento di un bambino (tanto per cambiare…)

(il bambino ferito nel rogo del '92. Clicca qui per la gallery completa)

D’accordo con Vincenzo, si è deciso di tornare laggiù. Magari portando quelle vecchie foto in bianco e nero.  

E’ rimasto ben poco, vivono non più di quattro famiglie sistemate in delle baracche, ovviamente la spazzatura è rimasta. Sono una quindicina di famiglie, di provenienza Serba e  Kosovara, vivono in condizioni veramente critiche.

(il campo nomadi oggi. Clicca qui per la gallery completa)

Vincenzo ha portato le vecchie foto all’attuale responsabile del campo, ha riconosciuto praticamente tutti, si è anche emozionato perché erano quasi tutti suoi parenti.

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Non chiedono molto, gli basterebbe che il comune di Palermo garantisse i servizi essenziali come, togliere la spazzatura e creare delle docce (con acqua calda).

Dopo quasi 20 anni, le cose non sono cambiate.

Si continua a morire per un bracere.

Antonio Amendola




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