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Giocare fotografando con FaGioCo

Qualche giorno fa, un sabato pomeriggio, la Casa dei Raccontastorie di Shoot4Change si è riempita di bambini (cosa che ci capita spesso, fortunatamente). Abbiamo giocato. Tanto.

Bambini provenienti da realtà molto difficili, da fragilità sociali o sanitarie che grazie alla Fondazione Archè e al gruppo FaGioCo, riescono a evadere e fare quello che dovrebbe fare ogni bambino: fare il bambino, giocare.

Abbiamo deciso di giocare saltando e di fotografarli in quel preciso istante. Perché? Perché anche il bambino più timido, più arrabbiato col mondo, più chiuso e più problematico…nel momento in cui stacca i piedi da terra è troppo occupato a combattere la forza di gravità. E c’è quella frazione di secondo in cui, semplicemente, si lascia andare e sorride. Miracolosamente torna bambino nel momento in cui i piedi non toccano più il terreno e la testa è tra la nuvole.

E abbiamo cercato di dimostrare loro che la fotografia può raccontare storie. E’ stato bellissimo vedere come questo sia per loro un concetto estremamente facile da comprendere. Più che per noi adulti.

Un bambino nasce e cresce in un mondo di favole, di storie. Gliele raccontano da piccolo e se le costruisce da solo. Almeno quelli più fortunati.

Uno di loro, all’inizio simpaticamente scettico, si è avvicinato e – con degli occhi furbi e brillanti – ha detto “mi hai convinto! mi piace la fotografia. Mi insegni?”

L’esperienza è stata talmente intensa che, francamente, troviamo difficilmente le parole per descriverla. E quindi lasciamo questo spazio alle parole di Maria Laura D’Anna.

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PS per tutelare la privacy dei ragazzi, abbiamo deciso di non pubblicare le foto in cui sono ritratti in volto.

 

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Giocare fotografando con FaGioCo

Via del Mandrione a Roma è un frammento di città stretto tra gli archi dell’acquedotto romano e la ferrovia, fino a poco tempo fa abbandonato al degrado e oggi occupato da microrealtà produttive e associative.

Ci hanno qui accolto, con esperienza e disponibilità, i fotografi di Shoot 4 Change, un’associazione no profit di volontariato fotografico sociale che intende dare voce a chi non è ascoltato, e visibilità agli invisibili che ci vivono accanto o lontanissimi in altri mondi diversi.

Nel laboratorio recuperato da un vecchio capannone industriale, pieno di luce, familiare e allegro, tutto il gruppo FaGioCo, tra bambini, genitori e volontari, ha trascorso un pomeriggio spensierato. Abbiamo giocato con i segreti della comunicazione fotografica, catturando reciprocamente espressioni, pose divertenti o intense o sognanti o riflessive, piene di sorrisi ed allegria contagiosa.

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I nostri amici fotografi ci hanno fatto sperimentare come si possano raccontare storie anche con i mezzi più semplici, per parlare delle persone “come paesaggi” e per mostrare realtà diverse o quotidiane cogliendo il senso di un attimo vissuto insieme dai due lati di un obbiettivo. Servono certamente sensibilità, attenzione e rispetto per rendere qualunque mezzo tecnico uno strumento di comunicazione vera e condivisione.

Sul piazzale antistante i capannoni, proprio adiacente alla ferrovia accanto a treni che sfrecciavano in velocità pieni di colore nel sole pomeridiano, indifferenti a noi ma parte anch’essi di un paesaggio insieme familiare e strano, un po’ surreale, abbiamo giocato a scattarci attimi pieni di movimento e felicità, cogliendo letteralmente “al volo” i nostri salti più belli rimasti sospesi nel cielo di primavera.

Le famiglie e i ragazzi del nostro gruppo, pur portandosi dietro realtà difficili da vivere nel quotidiano, hanno potuto così avere un’occasione per appoggiare in un angolo lo zaino più o meno pesante di preoccupazioni o dolori e vivere insieme ai nostri ospiti un momento diverso di serenità e scambio di esperienze.

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Qualcuno non è riuscito a posare il suo zaino e se lo è tenuto stretto con rabbia e risentimento, ma tutto il gruppo con rispetto e senza parole o giudizi ha saputo esprimere semplice e spontanea disponibilità e accoglienza.

La merenda insieme ci ha riuniti nella condivisione delle nostre buonissime torte e delle bibite messe a disposizione dal piccolo frigo del laboratorio.

Il bel pomeriggio si è concluso riunendo in cerchio commenti e domande. Antonio ci ha proposto con semplicità e leggerezza la necessità di conoscere le regole per poter decidere consapevolmente di superarle o cambiarle: come la “regola dei terzi” o della posizione dell’orizzonte, così nella vita. Non bisogna avere paura di strumenti come Internet o Facebook, potentissimi mezzi di comunicazione globale che possono essere anche pericolosi, ma di cui bisogna serenamente conoscerne le regole e i rischi. È come attraversare una strada: bisogna semplicemente guardare dai due lati prima di fare il primo passo.

Grazie quindi ai nostri amici fotografi, sicuri che con la loro esperienza e sensibilità sapranno raccontare anche il nostro incontro con l’attento rispetto e riservatezza che merita la storia di ogni persona.

Maria Laura D’Anna




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