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	<title>Shoot 4 Change &#187; infanzia</title>
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		<title>Los Niños de la ColosioLos Niños de la Colosio</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 10:05:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[REPORTAGE]]></category>
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		<category><![CDATA[infanzia]]></category>
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		<category><![CDATA[Los Niños de la Colosio]]></category>
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		<description><![CDATA[(testo e foto di Alessandro Banchelli/S4C) Playa del carmen, Messico, 20 Ottobre 2011 &#160; Il cielo nuvoloso di un Messico..]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><!--:it-->(testo e foto di <span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.photostudioab.com" target="_blank">Alessandro Banchelli</a></span>/S4C)</p>
<p>Playa del carmen, Messico, 20 Ottobre 2011</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il cielo nuvoloso di un Messico silenzioso si riflette nell’azzurro del mar caribe sotto un sole che si nasconde dietro una grigia cortina. La terra occupata dagli uomini interrompe a macchie di leopardo la selva, l’urbanizzazione ha conquistato quelle terre che un giorno erano il pantheon della civiltà’ Maya. Da un lato  l’economia turistica ha trasformato il paesaggio e la natura, dall’altro sempre gli stessi. Sempre loro. Il popolo.</p>
<p>Questo lavoro nasce da una storia. Un racconto come tanti, nel mondo. Un breve spaccato di universo, una manciata di sfuggenti immagini.</p>
<div id="attachment_6666" style="width: 207px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.s4c.it/slides/colosio/"><img class="size-medium wp-image-6666" title="Los ninos de la colosio" src="https://www.shoot4change.net/wp-content/uploads/2011/10/lncab02-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">(cliccare per la gallery)</p></div>
<p>“Un pomeriggio dell’Aprile 2011 camminando nei dintorni di casa mia ho incontrato un ragazzino di 10 anni. Uno fra i tanti, che vivono nella periferia di Playa del carmen, la colonia “ Colosio”. Questo appezzamento di terra è ubicato a pochi minuti dal centro della cittadina turistica famosa in tutto il mondo, ma la sensazione è di stare da un’altra parte, uno scorcio di umanità che ho già’ visto tante volte. Così vicino, così lontano.</p>
<p>Jose’, questo è il nome del niño, era incuriosito dalla mia figura; uno straniero che passeggia tranquillamente per quelle strade. Si avvicinò con la serenità che solo un bambino di quella età può avere, ci presentammo e mi chiese se mi poteva accompagnare nella mia passeggiata. Penso che volesse farmi da cicerone o forse la mia persona ai suoi occhi destava molto interesse. Camminammo per un paio di ore, cercando in un qualche modo di conoscerci. Raccontò della sua famiglia, dei suoi sogni, della sua realtà quotidiana: la scuola, aiutare in casa, gli amici, i desideri. Tutto intorno a noi stava ad ascoltarci. Una vita normale di un ragazzino di quella età in quel luogo. Poi gli domandai quale fosse il suo piatto preferito. Lui mi rispose “ la Pizza”. Io da buon Italiano gli spiegai che questo delizioso piatto è originario del nostro paese, e gli chiesi da quanto tempo era che non la mangiava. Vidi che qualcosa cambiò in lui. Mi rispose “ Da gennaio, perchè mio padre non se la può permettere”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da questa conversazione con Jose’ nasce questo progetto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>Dedicato a mio nonno Mario,</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>un uomo giusto. </em></p>
<p>Alessandro Banchelli</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Playa del carmen, Messico, 20 Ottobre 2011</p>
<p>Il cielo nuvoloso di un Messico silenzioso si riflette nell’azzurro del mar caribe sotto un sole che si nasconde dietro una grigia cortina. La terra occupata dagli uomini interrompe a macchie di leopardo la selva, l’urbanizzazione ha conquistato quelle terre che un giorno erano il pantheon della civiltà’ Maya. Da un lato l’economia turistica ha trasformato il paesaggio e la natura, dall’altro sempre gli stessi. Sempre loro. Il popolo.</p>
<p>Questo lavoro nasce da una storia. Un racconto come tanti, nel mondo. Un breve spaccato di universo, una manciata di sfuggenti immagini.</p>
<p>(cliccare per la gallery)</p>
<p>“Un pomeriggio dell’Aprile 2011 camminando nei dintorni di casa mia ho incontrato un ragazzino di 10 anni. Uno fra i tanti, che vivono nella periferia di Playa del carmen, la colonia “ Colosio”. Questo appezzamento di terra è ubicato a pochi minuti dal centro della cittadina turistica famosa in tutto il mondo, ma la sensazione è di stare da un’altra parte, uno scorcio di umanità che ho già’ visto tante volte. Così vicino, così lontano.</p>
<p>Jose’, questo è il nome del niño, era incuriosito dalla mia figura; uno straniero che passeggia tranquillamente per quelle strade. Si avvicinò con la serenità che solo un bambino di quella età può avere, ci presentammo e mi chiese se mi poteva accompagnare nella mia passeggiata. Penso che volesse farmi da cicerone o forse la mia persona ai suoi occhi destava molto interesse. Camminammo per un paio di ore, cercando in un qualche modo di conoscerci. Raccontò della sua famiglia, dei suoi sogni, della sua realtà quotidiana: la scuola, aiutare in casa, gli amici, i desideri. Tutto intorno a noi stava ad ascoltarci. Una vita normale di un ragazzino di quella età in quel luogo. Poi gli domandai quale fosse il suo piatto preferito. Lui mi rispose “ la Pizza”. Io da buon Italiano gli spiegai che questo delizioso piatto è originario del nostro paese, e gli chiesi da quanto tempo era che non la mangiava. Vidi che qualcosa cambiò in lui. Mi rispose “ Da gennaio, perchè mio padre non se la può permettere”.</p>
<p>Da questa conversazione con Jose’ nasce questo progetto.</p>
<p>Dedicato a mio nonno Mario,</p>
<p>un uomo giusto.</p>
<p>Alessandro Banchelli</p>
[iframe http://www.s4c.it/slides/colosio 100% 800px]<!--:--><!--:en-->(text and photos <span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.photostudioab.com" target="_blank">Alessandro Banchelli</a></span>/S4C)</p>
<p>Playa del carmen, Messico, 20 Ottobre 2011</p>
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<p>Il cielo nuvoloso di un Messico silenzioso si riflette nell’azzurro del mar caribe sotto un sole che si nasconde dietro una grigia cortina. La terra occupata dagli uomini interrompe a macchie di leopardo la selva, l’urbanizzazione ha conquistato quelle terre che un giorno erano il pantheon della civiltà’ Maya. Da un lato  l’economia turistica ha trasformato il paesaggio e la natura, dall’altro sempre gli stessi. Sempre loro. Il popolo.</p>
<p>Questo lavoro nasce da una storia. Un racconto come tanti, nel mondo. Un breve spaccato di universo, una manciata di sfuggenti immagini.</p>
<div id="attachment_6666" style="width: 207px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.s4c.it/slides/colosio/"><img class="size-medium wp-image-6666" title="Los ninos de la colosio" src="https://www.shoot4change.net/wp-content/uploads/2011/10/lncab02-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">(cliccare per la gallery)</p></div>
<p>“Un pomeriggio dell’Aprile 2011 camminando nei dintorni di casa mia ho incontrato un ragazzino di 10 anni. Uno fra i tanti, che vivono nella periferia di Playa del carmen, la colonia “ Colosio”. Questo appezzamento di terra è ubicato a pochi minuti dal centro della cittadina turistica famosa in tutto il mondo, ma la sensazione è di stare da un’altra parte, uno scorcio di umanità che ho già’ visto tante volte. Così vicino, così lontano.</p>
<p>Jose’, questo è il nome del niño, era incuriosito dalla mia figura; uno straniero che passeggia tranquillamente per quelle strade. Si avvicinò con la serenità che solo un bambino di quella età può avere, ci presentammo e mi chiese se mi poteva accompagnare nella mia passeggiata. Penso che volesse farmi da cicerone o forse la mia persona ai suoi occhi destava molto interesse. Camminammo per un paio di ore, cercando in un qualche modo di conoscerci. Raccontò della sua famiglia, dei suoi sogni, della sua realtà quotidiana: la scuola, aiutare in casa, gli amici, i desideri. Tutto intorno a noi stava ad ascoltarci. Una vita normale di un ragazzino di quella età in quel luogo. Poi gli domandai quale fosse il suo piatto preferito. Lui mi rispose “ la Pizza”. Io da buon Italiano gli spiegai che questo delizioso piatto è originario del nostro paese, e gli chiesi da quanto tempo era che non la mangiava. Vidi che qualcosa cambiò in lui. Mi rispose “ Da gennaio, perchè mio padre non se la può permettere”.</p>
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<p>Da questa conversazione con Jose’ nasce questo progetto.</p>
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<p style="text-align: right;"><em>Dedicato a mio nonno Mario,</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>un uomo giusto. </em></p>
<p>Alessandro Banchelli</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>Playa del carmen, Messico, 20 Ottobre 2011</p>
<p>Il cielo nuvoloso di un Messico silenzioso si riflette nell’azzurro del mar caribe sotto un sole che si nasconde dietro una grigia cortina. La terra occupata dagli uomini interrompe a macchie di leopardo la selva, l’urbanizzazione ha conquistato quelle terre che un giorno erano il pantheon della civiltà’ Maya. Da un lato l’economia turistica ha trasformato il paesaggio e la natura, dall’altro sempre gli stessi. Sempre loro. Il popolo.</p>
<p>Questo lavoro nasce da una storia. Un racconto come tanti, nel mondo. Un breve spaccato di universo, una manciata di sfuggenti immagini.</p>
<p>(cliccare per la gallery)<br />
“Un pomeriggio dell’Aprile 2011 camminando nei dintorni di casa mia ho incontrato un ragazzino di 10 anni. Uno fra i tanti, che vivono nella periferia di Playa del carmen, la colonia “ Colosio”. Questo appezzamento di terra è ubicato a pochi minuti dal centro della cittadina turistica famosa in tutto il mondo, ma la sensazione è di stare da un’altra parte, uno scorcio di umanità che ho già’ visto tante volte. Così vicino, così lontano.</p>
<p>Jose’, questo è il nome del niño, era incuriosito dalla mia figura; uno straniero che passeggia tranquillamente per quelle strade. Si avvicinò con la serenità che solo un bambino di quella età può avere, ci presentammo e mi chiese se mi poteva accompagnare nella mia passeggiata. Penso che volesse farmi da cicerone o forse la mia persona ai suoi occhi destava molto interesse. Camminammo per un paio di ore, cercando in un qualche modo di conoscerci. Raccontò della sua famiglia, dei suoi sogni, della sua realtà quotidiana: la scuola, aiutare in casa, gli amici, i desideri. Tutto intorno a noi stava ad ascoltarci. Una vita normale di un ragazzino di quella età in quel luogo. Poi gli domandai quale fosse il suo piatto preferito. Lui mi rispose “ la Pizza”. Io da buon Italiano gli spiegai che questo delizioso piatto è originario del nostro paese, e gli chiesi da quanto tempo era che non la mangiava. Vidi che qualcosa cambiò in lui. Mi rispose “ Da gennaio, perchè mio padre non se la può permettere”.</p>
<p>Da questa conversazione con Jose’ nasce questo progetto.</p>
<p>Dedicato a mio nonno Mario,</p>
<p>un uomo giusto.</p>
<p>Alessandro Banchelli</p>
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		<title>Il Patio: scegliere di essere ragazzi</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jul 2011 13:28:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[REPORTAGE]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[Bolivia]]></category>
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		<category><![CDATA[Valerio Muscella]]></category>

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		<description><![CDATA[[english below] (testo e foto di Valerio Muscella) Il presente lavoro è stato svolto presso il Patio Don Bosco, centro..]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: #800000;">[english below]</span></strong></p>
<p>(testo e foto di Valerio Muscella)</p>
<p>Il presente lavoro è stato svolto presso il Patio Don Bosco, centro diurno appartenente ad un più ampio intervento sociale (<a href="http://www.proyectodonbosco-sc.org" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">Proyecto Don Bosco</span></a>) dei Salesiani di Santa Cruz de la Sierra in collaborazione con l&#8217;Ong italiana VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo), per la quale il sottoscritto ha lavorato un anno come operatore sociale nel suddetto centro.</p>
<div id="attachment_5877" style="width: 516px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.s4c.it/slides/ilpatio" target="_blank"><img class="size-full wp-image-5877" title="IMG_ 078aa" src="https://www.shoot4change.net/wp-content/uploads/2011/07/IMG_-078aa.jpg" alt="" width="506" height="394" /></a><p class="wp-caption-text">(clicca per la galleria)</p></div>
<p>Il progetto è nato circa 20 anni fa in risposta all’aumento e al consolidarsi del fenomeno dei ragazzi di strada nella città di Santa Cruz de la Sierra, Bolivia, uno dei paesi più poveri del Sudamerica.</p>
<p>Insieme con un’altra casa per l’accoglienza notturna, Techo Pinardi, il Patio è il primo step di un lento e doloroso processo di reintegrazione sociale dei ragazzi. Molti di questi sono scappati da casa in seguito a maltrattamenti ricevuti da genitori incapaci di prendersi cura di loro, altri invece sono stati semplicemente abbandonati da genitori in emigrazione verso paesi europei (soprattutto la Spagna); così, nella maggior parte dei casi, arrivano alla casa d’accoglienza soli, stanchi, pieni di ferite e storditi dalle droghe.  </p>
<div id="attachment_5878" style="width: 516px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.s4c.it/slides/ilpatio" target="_blank"><img class="size-full wp-image-5878" title="IMAG_ 094" src="https://www.shoot4change.net/wp-content/uploads/2011/07/IMAG_-094.jpg" alt="" width="506" height="394" /></a><p class="wp-caption-text">(clicca per la galleria)</p></div>
<p style="text-align: left;">I ragazzi vivono il Patio come una vera alternativa alla strada; scelgono di non tornare in strada e scelgono di affrontare un duro cammino di disintossicazione tramite un lento abituarsi alle regole e alla convivenza serena, quotidianamente accompagnati da operatori sociali preparati.</p>
<p style="text-align: left;">Qui, ogni giorno dell’anno per tutto l’anno, dalla mattina alla sera, possono riposare, mangiare un pasto caldo, lavare le proprie cose, studiare, rilassarsi, partecipare a dei laboratori creativi, giocare e soprattutto non pensare a quelle dinamiche sociali ben più grandi di loro che li costringono ad una vita di strada fatta di alcool, colla da sniffare, crack, prostituzione e piccoli furti. </p>
<div id="attachment_5879" style="width: 516px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.s4c.it/slides/ilpatio" target="_blank"><img class="size-full wp-image-5879" title="IMG__ 474aa" src="https://www.shoot4change.net/wp-content/uploads/2011/07/IMG__-474aa.jpg" alt="" width="506" height="394" /></a><p class="wp-caption-text">(clicca per la galleria)</p></div>
<p style="text-align: left;">In base all&#8217;età e alla loro volontà, ogni ragazzo viene avviato e seguito verso i successivi step del progetto, seguendo un percorso di reintegrazione sociale: alcuni tornano a scuola (Hogar Don Bosco, Grana Moglia), altri seguono dei corsi professionali di avviamento al lavoro (Barrio Juvenil, Miguel Magone), altri ancora seguono un progetto di reinserimento familiare.<br />
Le statistiche affermano che il numero di ragazzi di strada aumenta vertiginosamente ogni anno in Bolivia così come nel resto del mondo; troppe volte il fenomeno dei ragazzi di strada è stato visto e descritto come una piaga sociale, come un qualcosa da estirpare e come l&#8217;origine del malessere della società. Forse è vero proprio il contrario. In fondo loro vogliono solo essere quello che sono: ragazzi.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><a href="www.flickr.com/manualgim" target="_blank">Valerio Muscella</a></span></p>
[iframe http://www.s4c.it/slides/ilpatio 100% 800px]
<h1><span style="color: #800000;">EL PATIO</span></h1>
<p><span style="color: #800000;">(text and photos: Valerio Muscella/S4C)</span></p>
<p><span style="color: #800000;">This work is about the “Patio Don Bosco”, a day-care center within the scope of a wider social undertaking (<a href="http://www.proyectodonbosco-sc.org" target="_blank">Proyecto Don Bosco</a>) of the Salesians of Santa Cruz de la Sierra (Bolivia) in collaboration with the Italian NGO VIS (Volunteers for International Development), for which I have worked a year as a social worker in that center.</span></p>
<p><span style="color: #800000;">The project started about 20 years ago in response to the rise and consolidation of the phenomenon of street children in the city of Santa Cruz de la Sierra, Bolivia, one of the poorest countries in South America.</span></p>
<div id="attachment_5880" style="width: 516px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.s4c.it/slides/ilpatio" target="_blank"><img class="size-full wp-image-5880" title="IMG_ 092" src="https://www.shoot4change.net/wp-content/uploads/2011/07/IMG_-092.jpg" alt="" width="506" height="394" /></a><p class="wp-caption-text">(click to see the complete gallery)</p></div>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #800000;">Together with another night shelter, Techo Pinardi, the Patio is the first step in a slow and painful process of social reintegration of children. Many of these have fled from home as a result of mistreatment by parents unable to care for them, while others were simply abandoned by parents emigrated to European countries (especially Spain), so, in most cases, they arrive at the house alone, tired, full of wounds and dazed by drugs.</span></p>
<div><span style="color: #800000;"> </span></div>
<div><span style="color: #800000;"> </span></div>
<div><span style="color: #800000;"></span></div>
<p><span style="color: #800000;"></p>
<p style="text-align: left;">The boys live in the Patio as a real alternative to the road, choosing not to return to the road.</p>
<p> </p>
<p></span></p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #800000;">They choose to face a hard road to get used to detoxification via a slow and serene coexistence rules, prepared daily, accompanied by social workers. Here, every day of the year &#8211; all year long, from morning to night &#8211; they can rest, eat a hot meal, wash their own stuff, study, relax, take part in creative workshops, play and above all not  think about the social dynamics much bigger than themselves that force them to a life on the streets made of alcohol, glue sniffing, crack, prostitution and petty theft.</span></p>
<div id="attachment_5882" style="width: 516px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.s4c.it/slides/ilpatio" target="_blank"><img class="size-full wp-image-5882" title="IM_ 014aa" src="https://www.shoot4change.net/wp-content/uploads/2011/07/IM_-014aa.jpg" alt="" width="506" height="394" /></a><p class="wp-caption-text">(click to see the complete gallery)</p></div>
<p><span style="color: #800000;"> </span></p>
<p style="text-align: left;">By age and depending to their will, each child moevs towards the next step of the project, following a path of reintegration: some go to school (Hogar Don Bosco, Grana Moglia), others follow vocational courses starting work (Juvenil Barrio, Miguel Magone), others follow a family reintegration program.</p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #800000;">The statistics show that the number of street children increases dramatically each year in Bolivia as well as in the rest of the world.Tthe phenomenon has been seen and described as a social evil, as something to be eradicated, and as the  origin of the malaise of society. Perhaps the opposite is true. Basically they just want to be what they are: kids.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #0000ff;"><a href="www.flickr.com/manualgim" target="_blank"><span style="color: #800000;">Valerio Muscella</span></a></span></p>
<div id="attachment_5881" style="width: 516px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.s4c.it/slides/ilpatio" target="_blank"><img class="size-full wp-image-5881" title="IM_ 011" src="https://www.shoot4change.net/wp-content/uploads/2011/07/IM_-011.jpg" alt="" width="506" height="394" /></a><p class="wp-caption-text">(click to see the complete gallery)</p></div>
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