L’Agro Pontino è una terra di Sikh

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Lately, many new photographers are joining S4C and it’s never easy to choose which one to publish online. Today it’s Novella Oliana’s turn with her story of the (small) Sikh community in the Rome’s surrounding area.

Welcome Novella!

Antonio

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SIKH (Testo e foto di Novella Oliana per S4C)

L’Agro Pontino e’ una terra di Sikh e braccianti che vengono principalmente dal nord dell’India, ai confini con il Pakistan.
A Sabaudia, luogo in cui sono scattate queste immagini, ogni domenica il Gurdwara (tempio) si riempie: uomini, donne e bambini che pregano e mangiano tutti insieme e portano offerte.
I Sikh sono estremamente ospitali e aperti, oltre a fare un ottimo the Punjabi che non sono riuscita a smettere di bere per tutto il tempo.

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Molti parlano italiano, sono stati prima al nord e poi si sono trasferiti a Sabaudia. Non tutti hanno la fortuna di avere le loro famiglie vicine.
Al tempio c’e’ anche musica, una cantilena da cui lasciarsi cullare nell’afa della mattina che ricordo ha accompagnato la mia visita estiva da loro.

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Sembra all’improvviso di aver chiuso gli occhi ed essersi svegliati dall’altra parte del mondo, in un’Asia che ci sembra cosi’ lontana da qui…
E invece e’ proprio fra noi.

Novella Oliana

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There are 8 comments

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  1. Giovanni

    esagerato uso di photoshop, gli ‘artisti’ moderni non sembrano poterne fare a meno per sentirsi tali

  2. Carlo Terenzi

    mah non vedo qual’è il problema, esiste/esisteva la camera oscura dove cmq si applicava un pp alla pellicola non vedo perchè non si debbano usare le tecnologie moderne in camera chiara per lavorare gli scatti in digitale?!?!? credo che ognuno sia libero di esprimersi come vuole, come del resto ognuno è libero di esprimere la propria opinione, non m’è piaciuto il “tono”!!!!

  3. Antonio/S4C

    Giovanni, opinione legittima anche perchè attiene ad un gusto personale.

    Come personale è la mia opinione, d’accordo con Carlo Terenzi, che quello che molti fanno oggi è ne’ più ne’ meno (ok, forse più) quel che si faceva “prima” in camera oscura.

    La gestione del colore impatta sull’interpretazione della storia raccontata fotograficamente. Come la scelta della pellicola (vogliamo paragonare la resa “artistica” di una HP5 o di una Trix?) o della carta su cui stampare.

    Il bello della fotografia, e su questo immagino siamo tutti d’accordo, è che non esistono foto belle o brutte. Esistono interpretazioni personali della realtà…

    Trovo che considerare un uso più o meno esteso di post produzione un “limite” dei “giovani artisti” sia sicuramente riduttivo.

    Quanto ai toni, beh, i toni sono toni… :-)

  4. novella

    Ciao Giovanni, ciao Carlo e ciao Antonio.
    In realtà sono davvero grata di tutto questo dibattito perchè ho avuto modo di imparare da qualcuno, se quello che si fa suscita critiche o quant’altro vuol dire che lo si è fatto bene.
    Ma non voglio essere impertinente né scatenare inutili polemiche, anzi vorrei invece cogliere l’occasione che mi è stata data soprattutto da te Giovanni, per esprimere il mio punto di vista.
    “Il punto di vista crea l’oggetto” e di questo sono profondamente convinta così come sono convinta che l’analogico e il digitale siano due linguaggi profondamente diversi che hanno contesti di utilizzo differenti e che servono per esprimere cose altrettanto differenti.
    Entrambi in ogni caso sono costituiti da un editing: la fase di ripresa di un’immagine è emotiva, soprattutto per quanto mi riguarda, e la resa complessiva finale, la fisicità dell’immagine che voglio trasmettere avviene per me nella fase successiva, la postproduzione. Un pò quello che dicevano Carlo e Antonio.
    Con l’analogico le modalità sono differenti, chimiche prevalentemente. Con il digitale sono diverse perché abbiamo a che fare con altro tipo di materia.
    Io non uso Photoshop ma Lightroom, sono programmi diversi che rispondono a due scelte di editing altrettanto differenti e a un linguaggio fotografico diverso. In genere non amo la postproduzione spinta, gli HDR ma piuttosto una morbidezza di ritocco che mi permetta di valorizzare i contrasti, le luci e la chiarezza di un’immagine.
    Detto questo non desidero che tutti amino per forza le mie fotografie e il mio punto di vista, anzi: non scatto per approvazione per cercare di aggiungere un valore al mio modo di vivere e di interagire con le cose, i luoghi, le persone.
    Lasciando poi da parte la tua critica che accolgo volentieri (anzi, se vuoi ci possiamo anche prendere caffè per non occupare lo spazio di questo blog e per rispetto di tutti) vorrei invece dire una cosa: la creatività è il più grande mezzo che possa possedere l’umanità per essere felice, per progredire, molto semplicemente, per vivere.
    L’apertura all’innovazione è qualcosa di molto profondo che non significa buttar via e dimenticarsi del passato, ma significa valorizzarlo e farlo proprio attraverso nuove possibilità. Walter Benjamin parlava dell’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica: il nostro mondo è diverso ora e l’arte fa anche i conti con questo. Non credo che sia giusto privilegiare la quantità rispetto alla qualità, anzi: credo che parliamo di risultati artistici differenti. Siamo diversi noi dagli uomini che ci hanno preceduto, pensiamo diversamente e per forza di cose creiamo diversamente.
    Gli “artisti” come dici tu sono il motore di questo mondo e il guaio è che non tutti sono consapevoli del proprio potenziale creativo per pensare un mondo diverso. Questa è arte adesso, secondo me.
    Forse è per questo che tanta parte dell’umanità soffre in questo momento, compresi gli italiani, incastrati nel loro passato e nelle loro storiche pietre che non riescono nemmeno a valorizzare come si deve. L’arte segue un flusso, non la si può fermare.
    Non so allora perché questi “artisti” moderni ti diano così fastidio, forse perché dentro di te c’è un Artista, ne sono quasi convinta, che ancora non ti permetti di scoprire.
    Vi ringrazio tutti e in particolare ringrazio te Giovanni per l’occasione che mi hai dato di dire tutto questo. A quando vuoi.


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