La forza delle immagini che non abbiamo ancora visto…

Ce lo siamo già detti. Una grande fotografia può catturare “il momento decisivo“, come diceva Cartier-Bresson.

Denunciare verità scomode, sconvolgere l’opinione pubblica, sbattere in faccia la cruda verità. Tutto questo per un fotoreporter degno di questo nome è istintivo. Fa parte di una sorta di codice deontologico che permea la sua vita ed è insito nella sua macchina fotografica.

Teddy Roosvelt battezzò “Muckraker” (pescatori nel torbido) quei fotografi che denunciarono lo sfruttamento minorile negli USA.

Il problema, a volte, però, non è pescare nel torbido. E’ riuscire a mostrare quel che si è scoperto.

Vi segnalo un bellissimo articolo del NY TIMES a proposito della forza esplosiva dell’ormai tristemente famosa foto di Neda Agha-Soltan, vero simbolo (suo malgrado, immagino) della rivolta in Iran. Nell’articolo viene riportato un momento di imbarazzo del Presidente Obama che, intervenuto sul tema della potenza delle immagini e di quanto queste possono aiutare a muovere i sentimenti di una nazione, ha usato (ne sono certo, suo malgrado) argomenti piuttosto deboli sull’uso di foto inedite dei campi di detenzione Usa in giro per il mondo.

Ricordate Abu Gahibr?

Lo scandalo di Abu Ghraib

Lo scandalo di Abu Ghraib

La foto di quelle torture, in un certo senso, segnò il momento di svolta della politica americana. Costrinse gli Stati Uniti a guardarsi allo specchio. Fu una sberla in faccia e li fece risvegliare dal torpore morale nel quale erano caduti. Li costrinse a fare i conti con la propria storia e con i propri valori. Fortunatamente è andata bene.

Quella foto servì. Era potente. Assolse il suo compito.

Ora ci dicono che ce ne sono altre in giro ma che un uso non accorto potrebbe avere effetti indesiderati.

Può essere vero. Ma la trasparenza è il fondamento della democrazia.

Ad ogni modo, lungi dal volermi impelagare in un discorso politico, vi segnalo la classifica che Vanity Fair USA ha stilato una lista delle 25 migliori fotografie di cronaca. Quelle, per intenderci, che hanno davvero cambiato qualcosa…

L'immagine  simbolo della Grande Depressione (Dorothea Lange)

L'immagine simbolo della Grande Depressione (Dorothea Lange)

 Dallo splendido ritratto di Florence Owens Thompson scattato da Dorothea Lange (che per tutti è il simbolo della Grande Depressione)

all’esecuzione del miliziano Viet Cong nel 68 scattata da Eddie Adams.

Saigon, 1968 (Eddie Adams)

Saigon, 1968 (Eddie Adams)

 

 

 

 

 

 

Dalla foto di Douglas Martin che rese conto dell’ingresso del primo studente di colore in un liceo di Charlotte

primi studenti di colore in un liceo di Charlotte (Douglas Martin)

primi studenti di colore in un liceo di Charlotte (Douglas Martin)

 

all’avvoltoio di osserva una sua prossima preda in Sudan (la foto è di Kevin Carter).

Sudan (foto di Kevin Carter)

Sudan (foto di Kevin Carter)

O la foto dell’arresto della Storia a Tienanmen, congelato da Stuart Franklin.

Piazza Tienanmen (Stuart Franklin)

Piazza Tienanmen (Stuart Franklin)

O Hiroshima

Hiroshima

Hiroshima

O la liberazione di Berlino

Berlino

 

La lista è lunghissima e potrebbe, anzi, essere sterminata.

Comincio a pensare, comunque, che la vera forza è delle immagini che ancora non abbiamo visto.

Antonio/Shoot For Change

PS chiudo segnalandovi una bella poesia dell’intellettuale iraniano Rafey Abib in memoria di Neda Agha-Soltan:

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=Nhi2w2joJ4c&feature=fvsr]



There are no comments

Add yours

nineteen − five =