Requiem for a Dream

Requiem for a Dream

fotografie di
Marta Candela | Eliana De Marco | Cristina d'Onofrio
Alessandro Eneches | Raimondo Forte | Emanuela Gasparri
Dario Iannaccone | Enrica Mossetti | Giuliana Rogano
Raffaele Vaiano
Progetto fotografico realizzato durante il Corso di Fotografia di Reportage a cura del fotografo Giovanni Barba, organizzato da Spazio Tangram - Napoli.

testo di Giuliana Rogano

C’era una volta il Litorale Domizio una delle coste più belle del Mediterraneo con un mare ed una pineta da fare invidia alle più belle spiagge del mondo.

C’era una volta e ora non c’è più, si chiama ancora così ma al suo posto degrado, abbandono, abusivismo edilizio e soprattutto … un sogno infranto!

Il litorale prende il nome dalla via Domiziana o Domitia strada costruita per opera dell’imperatore romano Domiziano nel 95 d.c. per collegare Puteoli (oggi Pozzuoli) con la via Appia e quindi con città di Roma. Una strada di mare, una strada panoramica.

La strada partiva da Sinuessa (oggi Mondragone) per seguire la costa a nord di Napoli e arrivare a Puteoli appunto. Fu distrutta da Alarico nel 420 d.c. e ricostruita nel medioevo per conto del Regno di Napoli.

Oggi è una strada statale, la SS 7 quarter.

La Via Domiziana, dopo Sinuessa, attraversava il fiume Volturno con un grande ponte a varie arcate di cui si conservano ancora oggi alcuni resti inglobati nel castello medievale di Castel Volturno.

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I fiumi sfociano nel mare, ma il fiume Volturno no, o meglio oggi non più, non è più il fiume a sfociare nel mare, ma bensì il mare ad entrare nel fiume e a prendere il sopravvento per più di 2,300 Km, distruggendo tutte le colture, che si collocano a ridosso della foce, e anche altro. E questo perché è stato derubato e saccheggiato di tonnellate di sabbia, sabbia di ottima qualità presa indiscriminatamente e senza regole e soprattutto gratis dagli argini e dal fondale.

In questo tratto di litorale tra il mare e la grande pineta, agli inizi degli anni 60, spinti dal boom economico e dall’esigenza di offrire risposte all’indotto turistico balneare nonché all’edilizia privata, fu realizzato un villaggio, considerato poi per oltre 40 anni abusivo.

L’uomo inizia a trasformare il territorio, da paese agricolo in località a vocazione turistica, un territorio incontaminato e caratterizzato solo dalla riforma fondiaria del 1933.

Un vero e proprio paradiso naturale dilaniato nel più totale silenzio, davanti agli occhi dello Stato e all'omertà delle persone che lo abitano e che ci vivono.

Approfittando di un livello culturale bassissimo della popolazione locale e di amicizie importanti nell’amministrazione pubblica e nella politica nazionale la Società immobiliare Fontana Blu costruisce il più grande centro turistico dell’Italia meridionale paragonato in quel periodo alla nuova Miami italiana, oggi invece una città abusiva. Il Villaggio Coppola, dal nome dei costruttori, o Villaggio Coppola-Pinetamare.

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Un milione e mezzo di metri cubi realizzati, tre milioni di metri cubi di aree demaniali abusivamente occupate, il Villaggio Coppola è senza dubbio il più pesante e devastante intervento edilizio lungo quel mostruoso unicum urbanistico che è la costa domitiana-flegrea.

Alberghi di lusso, appartamenti, centro congressi, il silos parcheggi, grandi piscine, scuole, chiesa, cinema, discoteche, ambulatori, caserma di polizia e carabinieri, centri commerciali, una darsena e posti barca, otto torri di 12 piani poi demolite,15.000 abitanti previsti.

Il sogno era quello di costruire una vera e propria città-stato, un’oasi felice, si voleva dare una speranza di una vita tranquilla in una città in cui si respirasse un clima sereno. Fu creato anche un’efficiente spot televisivo per incentivare e promuovere la vita del Villaggio Coppola Pinetamare: “Non è un posto per miliardari, qui vogliamo la piccola e media borghesia!” “Una nuova formula-vita accessibile a tutti”; e ciò voleva dire che non era un impresa impossibile, anzi stavano offrendo l’opportunità di avere una bella casa e una bella vita a chiunque, dare l’accesso ad una vita che prima era possibile solo a miliardari. Oltre a tutti i comfort che si potevano avere, lo spot diceva anche che molti medici avevano scelto di andare a vivere li, a conferma di un’ulteriore salubrità dell’aria. Confort, una vita da miliardari, salute e aria pura offerta a tutti. Materiali di prima qualità, tanto marmo, tanto cemento.

Il 90% delle case, si calcola, è stato costruito abusivamente ed il 60% di queste su terreni demaniali.

Dal 1988 poi, con la requisizione da parte del Governo delle unità abitative private per ospitare i terremotati, inizia il degrado del territorio. I privati svendono nel giro di pochi anni le loro proprietà e la manutenzione delle infrastrutture, fino ad allora curata dai privati, viene trascurata.

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Nel settembre del 1995 infine l'area di Coppola-Fontana blu viene sequestrata. L' elenco degli edifici sequestrati: il Centro Congressi Hollywood, la terrazza con annesso parcheggio di 1.300 posti auto, l'albergo Acacia di quattro piani, il parco Valentina Fontana Blu, l' Acquapark Rio Blu e poi le scuole private materne, elementari e medie, più di cento appartamenti, tra quelli occupati e liberi, una decina di esercizi commerciali e finanche una chiesa.

E mentre Pinetamare sorgeva sotto il controllo dei Coppola il territorio di Castel Volturno cominciava a conoscere i primi viandanti che giungevano sul territorio dando origine, con la mancanza di un Piano Regolatore Generale e di un Piano di Fabbricazione a 12.000 costruzioni irregolari alcune ad uso turistico altre ad uso abitativo.

E’ il caso di Bagnara di Pescopagano

Viali deserti, senza un’indicazione stradale, qui manca tutto, illuminazione, servizi fognari, presidi sanitari e delle forze dell’ordine, farmacie, ufficio postale, scuole di prima infanzia, negozi. Intorno il paesaggio è disadorno e cadente. Uno sviluppo urbanistico senza regole, l’ingordigia di lottizzare e costruire dappertutto. Piani regolatori ballerini, sanatorie, condoni indiscriminati.

10276482_10152116182206482_970395021_nAnche Bagnara di Pescopagano come tutto il litorale Domizio ha rappresentato il sogno della classe media campana e non solo: possedere la seconda casa ma anche accedere al mare senza pagare dazi eccessivi. Un bene davvero comune, condiviso e pubblico. Sul finire degli anni Settanta e Ottanta sorgono villette bifamiliari, piccoli condomini, parchi che colonizzano e mangiano un territorio vergine.

Una bellezza selvaggia, un litorale sterminato bagnato da un mare luccicante e cristallino. Tutt’intorno palazzine sventrate, villette accartocciate, muri franati, case divelte. “E’ l’erosione provocata dal mare, le mareggiate stanno ingoiando strade e abitazioni, il mare entra di forza nelle abitazioni”. In meno di dieci anni sono scomparsi oltre duecento metri di costa.

Il mare risucchia la sabbia che l’uomo abusivamente ha prelevato altrove per costruire insediamenti.

 

Requiem for a Dream

(Giuliana Rogano)




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