15FotoSpiritualità_chiesa della Maddalena

Il Manicomio di Aversa

Frammenti di un’istituzione murattiana in Terra di Lavoro

L’Ospedale Psichiatrico Civile di Aversa, noto oggi come il Manicomio, è un'istituzione che, dalla sua nascita nel 1813 come Reale Casa dei Matti, sotto il regno di Gioacchino Murat, alla sua chiusura nel 1999, ha rappresentato una pietra miliare in ambito sociale e sanitario. Il Manicomio, nato con la prerogativa rivoluzionaria di assistere i malati di mente, non di rinchiuderli in un lazzaretto/prigione, si è evoluto e ha assorbito le trasformazioni dell’Italia nel corso del tempo. Dei tantissimi internati che sono vissuti ad Aversa oggi quello che rimane sono solo le loro storie cliniche conservate nell’ Archivio monumentale.

Microsoft Word - Frammenti di un’instituzione muratiana in TerLa mostra del fotografo francese Hugo Albignac  (coordinatore del gruppo Shoot4Change France) nasce dalla lettura di queste storie, dalle quali sono emersi contenuti forti quali l’emarginazione sociale, in linea con la società emergente ottocentesca in cui l’individualismo prevarica. Società che in pratica esclude chi è giudicato incapace di rendere concreti i nuovi diritti che legano individualità e cittadinanza, e nella quale sono proprio le individualità ad essere sacrificate. In questo contesto nascono e si diffondono queste nuove istituzioni per i Folli, sia ad Aversa che in Francia o in Inghilterra; per tale motivo Gioacchino Murat importa questa tipologia di istituzione medica rivoluzionaria, prodotto di un'epoca. La Reale Casa dei Matti diventa anche un luogo di studio nel XIX secolo, una realtà che conta nel panorama psichiatrico europeo.

Aversa, città normanna, nella sua lunga storia ha accolto numerosi enti di beneficenza e monasteri di clausura. Nella città, quindi, esisteva già il concetto della solidarietà e del chiudersi al mondo. La nascita dell’istituzione murattiana avviene in un momento nel quale la soppressione degli ordini religiosi (1809) comporta l’acquisizione dei loro beni da parte del demanio pubblico. In tal modo il convento della Maddalena diventa Reale Casa dei Matti, pensata da Philippe Pinel come uno strumento per liberare e proteggere i folli, non come luogo di chiusura. Ad Aversa la parentesi rivoluzionaria murattiana si chiude con il ritorno dei Borbone nel Regno di Napoli che consegnano nuovamente i beni al Clero.

14FotoLavoro_falegnameriaL’inizio dell’ 800, con la modernità e il razionalismo, muta l’ “economia della beneficenza”, che è sostituita, con il passare del tempo, da un’ “economia della marginalità”: sorgono, così, sul territorio del Comune di Aversa, istituzioni come il Manicomio Civile (già Reale Casa dei Matti), l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario(OPG) e, infine, il Campo profughi. L’individuo emarginato (folle, profugo, prostituta, barbone) rappresenta allora il soggetto di questo mutamento economico “razionale”. E, dunque, la lunga tradizione della clausura insieme al razionalismo moderno, sviluppa un unicum ideale di controllo sociale e di identificazione tra Campo profughi, Ospedale Psichiatrico Civile e OPG.

Oggi, anche se le mura del Manicomio non accolgono più internati, esso continua a esistere attraverso i documenti di archivio, che coprono l'intero periodo della sua esistenza, sotto forma di cartelle cliniche, di relazioni mediche, di dati statistici, di elenchi di abiti e oggetti lasciati al momento dell'internamento, di lettere degli stessi pazienti e della corrispondenza amministrativa. Simboli di quella storia unica che ha caratterizzato la Reale Casa dei Matti in Terra di Lavoro, spesso tacitati e volutamente abbandonati all’oblio, capaci di sopravvivere a tutto e a tutti e che, ai nostri tempi, ancora rimangono vivi attraverso nuove dinamiche sociali che ne occupano gli spazi (Cooperativa Sociale, Laboratorio Sociale). Perché, nella realtà, come si evince dalle fotografie, il portone del Manicomio, proprietà dell’ASL di Caserta, rimane sempre aperto e nei suoi archivi, gestite dal Centro Studi Le Reali Case dei Matti, nelle sue sale, si possono continuare a leggere e ad ascoltare i mormorii di esistenze passate, eppure tanto presenti.

Questo luogo di memoria di tante esistenze vissute ad Aversa, senza altri legami con la famiglia e con la società civile, va preservato. Salvaguardando, prima di tutto, gli archivi, che raccontano un pezzo importante della storia che ci immerge anche nella nostra quotidiana realtà.

 

Il Fotografo e ideatore della mostra – Hugo Albignac

Dopo un Master in Giurisprudenza e una specializzazione in Scienze Politiche alla Sorbona riguardante la trasformazione delle moderne istituzioni amministrative, si dedica al teatro, lavorando sui testi di autori come Hanoch Levin. E’ autore di articoli per numerose riviste, tra cui LEFT in Italia o Horschamp in Francia.

Il suo mezzo preferito di espressione è divenuto, a poco a poco, la fotografia. E' membro di  Shoot4Change e coordinatore del gruppo Shoot4Change France.

 Attualmente, sta lavorando a un progetto fotografico sulle condizioni dei migranti in Francia, in particolare a Marsiglia, città dove risiede. La mostra allestita all’Institut Français Napoli è il primo passo di una più ampia ricerca sulla vita di alcuni francesi, o, comunque, di stranieri internati nella Reale Casa dei Matti di Aversa nel Ventesimo secolo.




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